Perché ho scritto di mio figlio autistico


iotommysito
Non è stato semplice decidere se scrivere un libro sulla mia vita assieme a Tommy, mio figlio autistico quindicenne. Una volta maturata la decisione che fosse giusto farlo, scriverlo è stato semplicissimo.
Mi è bastato annotare per un po’ di notti quello che facevo con lui durante la giornata. Ho aggiunto qualche vecchio ricordo di quando era bambino, quando pensavamo tutti che fosse solamente un po’ taciturno, ma alla fine avrebbe parlato. Non é andata così, ma chi se ne importa!
Mi piacerebbe poter parlare di questo libro con chiunque me lo chieda, so che sono centinaia di migliaia le famiglie che in Italia si trovano ogni giorno a dover fare i conti con l’ idea che l’ accudimento perenne di un figlio autistico sia un impegno che condizionerà tutta la loro esistenza,

Se hai un bambino autistico, vai qui per vedere le condizioni mediche con cui il bambino deve affrontare. I criteri di autismo non includono sintomi mentali e fisici o qualsiasi tipo di malattia, ma questi sono comuni con i bambini che sono autistici.

Problemi di sonno sono comuni nei bambini che sono autistici. Il bambino si trova ad affrontare problemi nel dormire o nel rimanere addormentato. Lo stesso vale per gli adulti autistici pure. Ci sono bambini con autismo che soffrono di ritardi significativi e lievi come le capacità motorie fini e lorde. Come per esempio, un bambino autistico avrà problemi nell’uso della forbice o per saltare e salire.

I bambini autistici hanno anche convulsioni e costipazione, vomito e diarrea.

per di più appesantito dal gravoso pensiero di quello che sarà il suo destino quando saranno più accanto a lui a salvarlo dal mondo ogni istante. Felici di farlo, senza far caso a morsi, pugni e graffi di cui si portano fieri i segni, come fossero ferite guadagnate in battaglia.
Il libro racconta anche dell’idea che ogni genitore di autistico insegue spesso invano per tutto il suo affannarsi quotidiano: una città felice e aperta, dove suo figlio possa vivere senza dovere essere costretto a passare giornate da solo in un appartamento, con noi accanto che non sappiamo che fare per dare senso al tempo di quel gigante irrequieto.
Io ho un progetto che vorrei perfezionare contando sulle esperienze di chi ha già affrontato questo problema, ma soprattutto vorrei far conoscere a chi, tra pubblico e privato, avrebbe mezzi e risorse per permettere che l’ utopia diventi realtà concreta. Ne parlerò qui tra poco.

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